Dal diario 2 “ABITARE LA MUSICA”
La musica che respira
Ore 9.00. Stamattina ho stranamente del tempo libero e desidero che scorra molto lentamente.
Caffè, coccola alle gatte, coperta bianca pelosa, diffusore con olio essenziale di bergamotto e musica.
La musica di questa mattina arriva da un flauto delicato, dolce e lento come uno di quei respiri belli che riempiono tutto il corpo.
Mi emoziona sempre pensare che quel flauto suona grazie al respiro del musicista. Questo lo rende incredibilmente vivo, vibrante, denso dei mille colori che la vita di quel respiro contiene.
Non è una macchina che suona…E’ un essere umano che trasferisce parte di sé ad uno strumento per far si che manifesti la propria voce.
La voce di questo strumento si svela come una linea colorata che posso prendere con delicatezza tra le mie mani e far danzare nello spazio. Riempie tutta la stanza di colore e di respiro. La osservo e collego il mio respiro al suo e sento che qualcosa in me si scioglie, rallenta, fluisce.
Lascio che il mio corpo la accolga e lei si adagia sulla pelle regalando movimenti nuovi, inaspettati, veri, autentici. Sento che la mia pelle si vitalizza al tocco di quella linea di respiro, reagisce, comunica.
Ed è così bello che piano piano i nostri respiri si mescolano e sento che lei vive dentro di me e muove il mio respiro col suo. Scorre come fosse linfa dentro di me e muove il mio corpo da dentro.
Ricordo le parole di Maria Fux:
«La versa strada per fare in modo che la musica parli al corpo e possa muoverlo, è sentirla sulla pelle. Solo quando la musica penetra in tutto il corpo e ha bisogno di uscirne è pronta per essere danzata»
Ed io adesso, mi sento immersa dentro un quadro disegnato col pennello del respiro e intuffato nel colore che il suonatore di flauto mi ha donato.
E sento di farne parte. Solo la tela, sono la traccia, sono il colore ma sono anche colui che lo ha dipinto.
Il dentro si fa fuori, il fuori si fa dentro e l’alchimia della danza può continuare.
Adesso so, che quando avrò bisogno di rallentare un po’ lo scorrere del tempo, potrò collegarmi alla danza di questo respiro che mi muove in continuità, fluendo nella vita.
Questa melodia collega proprio alla vita emotiva. Se il ritmo ricordava un cuore che batte, forte ed energico, la melodia è il respiro che scorre delicato. Se il ritmo è collegabile al primo suono percepito nella pancia di mamma, la melodia ne è il suo respirare o il suo cantare la ninna nanna.
Se il ritmo è energia maschile che ci abita e ci aziona, la melodia è l’energia femminile che ci fa sostare nell’accoglienza.
Lasciare che i corpi possano danzare entrambe le musiche ci permette di esplorare, conoscerci e soprattutto integrare le nostre parti.
Noi sappiamo di aver bisogno di entrambe le nostre energie (maschile e femminile), sappiamo che diventare capaci di destreggiare le parti che abitano in noi, apparentemente opposte è molto importante per poter diventare i direttori della nostra orchestra interiore.
https://youtu.be/2WAL9hVCRBI?si=GcO_djDLiTV8A0Jn