Dal diario 1 “ABITARE LA MUSICA”
RITMO VITALE
Il pulsare del cuore del pianeta Terra. E’ questa l’immagine che arriva al mio corpo quando penso al Ritmo.
Un immenso cuore centrale caldo, potente e vitale che respira pulsando della sua stessa musica e in quel pulsare irradia vibrazioni tutto attorno a se.
E proprio in quelle vibrazioni i nostri corpi sono immersi. E’ quello stesso pulsare che anche il nostro “Pianeta-Corpo” possiede nel suo centro “Sole-Cuore”, che si propaga al respiro, alla circolazione sanguigna.
Questo lo sapevano bene quelle Evolute popolazioni Antiche che includevano nei propri riti, la connessione con la Terra tramite lo sbattere dei piedi durante le cerimonie per creare un dialogo con le forze telluriche e per collegarsi a quella forza che porta energia vitale al nostro corpo.
Quando i nostri piedi battono a terra e il nostro corpo permette a questo ritmo di salire e farsi abitare, ecco che possiamo percepire tutta la nostra “corporeità”, la nostra presenza su questo mondo, il nostro Esserci, adesso, in questo momento esatto.
Rudolf Laban, parlando dell’Effort del peso, diceva proprio che esso è simbolo dell’essere incarnati e rappresenta la capacità di entrare nel Mondo. E se è vero, come tanti sostengono, che abbiamo scelto di incarnarci in un corpo, allora credo che sia importante fare esperienza del mondo.
Sia che io sia una di quelle persone che in questo Mondo si è adattata perfettamente, o al contrario una di quelle persone che abita questo Mondo ma non si sente di questo Mondo, la realtà è che adesso sono qui e solamente facendo esperienza, toccandolo, vivendolo, posso a mia volta piantare il mio personale piccolo seme di trasformazione, contenente quella musica che sarà voce e suono nell’orchestra cosmica.
Dentro di noi esiste una grande orchestra e il ritmo suona costantemente in noi, dal cuore che batte, alle palpebre che si aprono e si chiudono, al respiro che entra e esce. Se potessimo percepire il suono di ognuna delle azioni ritmiche che si svolgono all’interno del nostro corpo, allora, sentiremmo davvero una musica. Perché di fatto i nostri corpi sono musica. Credo fermamente, che danzando sia possibile tradurre i messaggi che la musica del nostro corpo ci invia per trovare il nostro benessere.
E’ un dialogo costante quello tra il ritmo dentro e il ritmo fuori.
Fuori la vita spesso ci chiede di correre. Fermiamoci un attimo a sentire che tipo di ritmo ha una giornata frenetica. Chiudiamo gli occhi e lasciamo che si crei la musica. Si mescoleranno ritmi diversi, suoni caotici, voci, rumori che spesso non sono molto ben armonici tra di sé.
Ecco, è impossibile non ascoltarli, non si può mandarli via. Allora, occorre dar loro il benvenuto e danzarli. Entrare in quel ritmo, farlo nostro e piano piano portarlo al cospetto del nostro splendido percussionista interno che sa esattamente di quale ritmo ho bisogno.
Così nasce un dialogo, e il corpo ne è il traduttore. Il corpo che danza tra i ritmi caotici e il ritmo intero che riporta alla presenza.
Se restiamo bene ancorati alla risorsa “del ritmo che mi fa bene oggi”, sarà anche possibile, ogni tanto, accogliere ritmi diversi, inserirli nella nostra musica personale, e inizieremo a percepire questi ritmi non più come caotici ma diventeranno nuovi colori, nuovo nutrimento, nuova possibilità di movimento, di azione e di vita.
Adesso che sto scrivendo sento il ritmo delle lancette dell’orologio nella mia cucina, vedo il ritmo dei libri allineati nella mia libreria e quello delle tegole del tetto fuori dalla mia finestra. Oggi c’è pure il ritmo della pioggia che cade, che è diverso da quello delle lancette, perché ha delle variazioni. Continuo ad osservare il ritmo che vedo fuori e trovo le strisce dell’attraversamento pedonale, le finestre dei palazzi, i binari della ferrovia. E mi trasferisco dal grande al piccolo per arrivare al ritmo dei barattoli delle spezie in cucina, al ritmo delle strisce sul pelo della mia gatta, alla ripetizione delle linee nel quadro sulla parete, al ritmo dei chicchi della melagrana e dei semi di sesamo dentro al barattolo. Questo osservare sempre più in piccolo, mi fa entrare dentro di me, ed eccolo lì: il ritmo del mio cuore che suona. E tutto si fa orchestra, e tutto adesso può portare la sua musica ritmica ed io posso danzare un pop-corn, un binario si apre al viaggio, i semi vita di una melagrana e lo spartito del palazzo davanti a me.
Posso danzare me stessa, adesso, in questo momento che è ritmo di vita unico ed irripetibile, immersa nel ritmo che la sostanza vita in cui sono immersa mi propone. Lascio che dialoghino i miei percussionisti interni e quelli esterni. Lascio che si accordino. Mi allineo, mi sintonizzo. Si…Sono presente, vitale, viva.
https://youtu.be/tAjzSWLqNBE?si=H8o5qGKMzuoPFj3g