Arte, danza, teatro, cura di sé.
Arte, danza, movimento, terapia.
Frammento 2 - Storia di un seme che danza la Vita

Frammento 2 – Storia di un seme che danza la Vita

Frammento 2 – Storia di un seme che danza la Vita

IL VIAGGIO DELLA RADICE

 

E’ strano come ci si ostini a mantenere per sempre una situazione.

Quando ero fiore sull’albero avrei voluto esserlo per sempre. Così come, una volta abituato alle tenere carezze della pancia terra, sarei voluto rimanere li a farmi coccolare per una eternità.

Eppure quella forza misteriosa alla quale non potevo dire di no, mi spingeva continuamente a trasformare la mia forma in un’altra forma per andare verso qualcosa che non conoscevo ma che in realtà il mio corpo sapeva benissimo cosa era.

Sarei potuto rimanere fermo. Avrei potuto oppormi agli eventi che mi stavano spingendo a crescere. Non nego di aver avuto paura e di aver creduto di non essere in grado.

Sono felice di aver detto “si posso farlo”…

Ed infatti eccomi qui. Adesso sono una radice. Grande e forte. Dove sto andando? Non lo so…

So solo che vado…e profondamente dentro di me, so esattamente dove sto andando.

Ancora il mio corpo sente…sente umido, a volte calore ed a volte fresco,  trova strade morbide in cui infilarsi e trova strade di terra dura nella quale è faticoso andare avanti.

Ma c’è una grande forza dentro di me. Vado avanti. Striscio col mio corpo…avanti…sempre avanti…un po’ di strada alla volta…

All’inizio il mio viaggio è stato molto faticoso.  Pur avendo imparato l’arte della pazienza e della lentezza nel mio essere seme, adesso mi scontravo con un’altra sensazione che era quella del limite.

Il mio corpo non aveva abbastanza spazio, la terra a volte era dura e non riuscivo ad allungarmi come avrei voluto, altre volte riuscivo a farlo ma avrei voluto farlo di più per andare oltre. E così passavo le giornate immobile in un unico punto cercando di crearmi spazio. Un giorno, stremata, mi sono fermata e ho trovato un nuovo movimento. Mi sono un pò accartocciata su me stessa, mi sono rigirata, ho spostato qualcosa e mi sono accorta che in quel limite che la terra creava intorno a me, io potevo muovermi  in tanti modi diversi che ancora non avevo sperimentato.

Un’altra danza iniziò.

“Ma guarda quante cose posso fare” mi ripetevo stupendomi di me stessa. C’erano movimenti che non avevo mai fatto nel mio ostinato andare avanti, sempre nello stesso modo. Quello che avevo percepito come una prigione diventava ora una grande libertà che mi dava la possibilità di conoscermi, di sperimentare, di trovare soluzioni creative e nuove opportunità alle quali non avevo pensato.

E trovai nuovi modi per attraversare gli stretti cunicoli continuando a stupirmi sempre più delle capacità che il mio corpo mi mostrava. Adesso non stavo solo strisciando, stavo danzando la mia strada.

 

“Beh, certo a volte è faticoso…e’ tutto buio…sono giorni che danzo qua sotto ed ancora posso sentire solo terra intorno a me…ed ostacoli. A volte trovo lungo il mio percorso qualcosa di veramente duro ed impenetrabile.  Io provo a passare ma lui sta li senza alcuna intenzione di lasciarmi passare”.

Ho passato lunghi periodi a ragionare sul come e sul perché continuassi a trovare ostacoli sul mio percorso fino a che un giorno ho semplicemente adagiato il mio corpo sul suo.

Quando smetto di dargli il nome “ostacolo” ma mi metto ad osservarlo c’è qualcosa che improvvisamente cambia.

Beh, ovviamente lo osservo così come osserva una radice. Lo osservo col corpo. Col sentire del corpo.

E con il mio corpo sul suo, posso sentirne la forza. La forza del corpo di un minerale. Lui sta li sottoterra, immobile, fermo, sicuro, forte, fiero. Dentro al suo corpo si muove un tempo diverso dal mio. E’ un tempo lento che danza in una trasformazione continua ed impercettibile.

Mi pare un guardiano solitario del sottosuolo. Niente pare toccarlo dall’esterno eppure dentro di lui vive un modo in continua trasformazione. Lui rimane li…non ce l’ha con me…non è li per impedire il mio viaggio, semplicemente è lì per compiere il suo di viaggio.  Traggo dal suo corpo un po’ di forza e continuo il mio viaggio. Gli ruoto intorno e vado avanti…sempre avanti…facendomi strada nella terra nera.

Quanto tempo sarà passato? Quella forza misteriosa continua a muovere il mio corpo e quando ascolto la sua voce, questo viaggio sotterraneo si tinge di un piacere che non so descrivere. E’ il piacere dell’andare…della scoperta…del crescere….

Improvvisamente qualcosa sfiora la mia pelle…non è terra…è diversa.

Gli occhi del sentire si aprono e scorgono una radice come me che sta affrontando il suo viaggio.

Ah! Che piacere il suo corpo a contatto con il mio. Sento che respira ed io respiro con lei.

“Non sono sola!!!”. Insieme ci riposiamo un po’ nutrendoci l’una dell’altra in una silenziosa danza fatta di unione…E riprendiamo il viaggio…

Ed altri corpi toccano i nostri corpi, ed altre radici si mischiano a noi. Posso sentirne il vivo calore, posso percepirne la vibrazione vitale…Insieme respiriamo d’un respiro unico ed insieme continuiamo ad andare avanti verso una unica direzione.

Ecco che il mio corpo si fonde con quello delle altre radici tra intrecci, carezze e respiri.

E quel cuore che pulsa sotto e dento di noi ancora ci sussurra di crescere.

“Crescete radici! Crescete!”

E noi, unica radica di un unico albero, sostenendoci l’una con l’altra troviamo una strada che ci porta verso l’alto e quel calore che arriva nei  corpi ci fa andare su…sempre più su….sempre più su…

 

Luce.

 

Tratto dal libro “Storia di un seme che danza la vita”

Di Valeria Petri